Un’alleanza “etrusca” per far rientrare nel patrimonio dell’Unesco le mura e l’Arco Etrusco di Perugia. I lavori - già iniziati e andranno avanti fino al 23 dicembre di quest’anno - prevedono interventi di pulitura, trattamenti biocidi, rimozione e/o adeguamento di vecchi interventi di restauro, stuccature con malte idonee, iniezioni di resine idonee ed eventuale inserimento di perni, consolidamento superficiale e trattamento finale, di prevenzione, con biocida. Nel programma di restauro del Comune c'è anche l'antico Arco del Bulagaio. Perugia (PG).
Descrizione e contesto storico dell’Arco Etrusco
L'Arco Etrusco, o arco di Augusto, noto anche come porta di via Vecchia, porta Settentrionale, porta Pulchra, porta Tezia, Arco Trionfale, etc. è ubicato in piazza Fortebraccio già Grimana, affiancato dallo splendido palazzo Gallenga Stuart che ospita l'Università per Stranieri. Tra le sei porte cittadine, è l'unica a non aver subito forti modifiche, se non per la costruzione, nel torrione di sinistra, di una graziosa loggia rinascimentale, collegata al palazzo Rossetti, oggi sede della Soprintendenza per i Beni A.P. dell'Umbria e della fontana in basso aggiunta nel 1621 su impegno del conte Girolamo Tezi. La sua imponenza lo ha fatto ammirare nei secoli; indicato come porta "Pulchra" in un documento del 1306, secondo una definizione usata già nel VII secolo (fig.1).
L'Arco Etrusco o Arco di Augusto è una delle porte principali che si aprono nella cinta muraria etrusca della città che costituisce il monumento più imponente e prestigioso, ancora superstite della Perugia antica. Rivolto verso settentrione, in direzione di Gubbio, è formato da due torri di forma trapezoidale, rastremate superiormente e da una facciata ornamentale con uscita ad arco, impostato obliquamente rispetto alle mura. La tecnica muraria è l’opera quadrata, costruita con blocchi di travertino squadrati, disposti in filari regolari. Viene datato al III sec.a.C. La porta ha una luce di m. 4,97, un'altezza di m.11 e profondità di m. 6,20. L'altezza massima di tutta la struttura raggiunge 19 metri.
Dettagli architettonici e decorativi
I due possenti torrioni presentano una lavorazione differenziata e travertino di diversa consistenza: l'arco è costruito con volta a tutto sesto ed è formato da una doppia armilla di stretti cunei accuratamente levigati e combacianti, delimitato da una cornice modanata a semplice cavetto liscio. Sulle due ghiere dell'arco è incisa l'iscrizione AUGUSTA PERUSIA(CIL XI 1929), aggiunta in età romana negli anni successivi al bellum perusinum, combattuto nel 41-40 a.C. tra Lucio Antonio e Ottaviano. Ai lati sono inseriti due blocchi ormai informi, in arenaria, resti di due teste, pertinenti a divinità protettrici della città, come documentato in altri luoghi, Volterra e Falerii, a Perugia stessa nella porta Marzia, e attestato in alcune urne etrusche.
Sopra l'arco corre un fregio con metope e triglifi, delimitato da due cornici lisce, aggettanti; le cinque metope sono ornate da scudi a rilievo, con parte centrale rigonfia e bordo esterno rilevato, ed i sei triglifi, da pilastrini con fusto solcato da sei scanalature, poggianti su base modanata, coronati da capitelli ionici del tipo italico, con kyma formato da tre ovuli, racchiusi da sgusci e distinti da lancette e palmette verticali a sette petali. La decorazione ricorda quella dei sarcofagi etruschi come quello di Scipione Barbato. Sulla cornice inferiore del fregio metopale corre l'iscrizione COLONIA VIBIA, aggiunta sotto l'imperatore di origine perugina C. Vibio Treboniano Gallo (251-253 d.C.). Lo stato di conservazione e il degrado non ne consentono più la lettura e si intravedono solo alcune lettere.
Al di sopra del fregio si apre un secondo arco, tamponato attualmente da un muro in laterizio, delimitato da una cornice a semplice cavetto liscio e fiancheggiato da lesene lisce con base modanata e capitello con volute e grande fiore centrale. Tale apertura doveva ospitare in caso di assedio una macchina bellica.
Il materiale e lo stato di conservazione
Il materiale utilizzato per la costruzione delle mura etrusche di Perugia è il travertino, roccia calcarea di formazione recente, facile da tagliare e lavorare, ma piuttosto resistente all'azione disgregatrice degli agenti atmosferici. Si tratta del materiale più sfruttato in epoca antica nel territorio di Perugia, utilizzato sia per importanti opere pubbliche, mura, pozzo Sorbello, cisterna di via C. Caporali, sia per urne cinerarie, steli e cippi funerari. Nel corso del Medioevo il suo utilizzo venne a poco a poco ridotto, sostituito da quello della pietra calcarea bianca, di quella rosa e dell'arenaria, largamente diffuse nel contado della città. Il luogo di reperimento del materiale è stato individuato in località S.Sabina, poco distante da Perugia.
Lo stato di conservazione del monumento è piuttosto precario. Il tipo di degrado riscontrato è quello tipico delle strutture monumentali costituite da grandi blocchi quadrangolari, in travertino; oltre ai vecchi dissesti, già oggetto di precedenti restauri (1960-70 Ing. Sisto Mastrodicasa), costituiti principalmente da stuccature e iniezioni di cemento degli interstizi, e da cunei di legno, per rinforzare i blocchi pericolanti. E’ riscontrabile, il tipico degrado delle opere lapidee esposte all'aperto. Si è evidenziato un degrado biologico molto esteso, e l'inquinamento ambientale, dovuto allo smog e all'atmosfera inquinante, ha causato il deposito sulle superfici di spesse patine nerastre (croste dendritiche) molto estese e deturpanti. Queste patine nerastre, che soprattutto nella luce dell'arco hanno completamento celato il travertino, denunciano infine, con troppa evidenza, il degrado dell'uomo e del tempo.
Restauro e interventi
I restauri eseguiti con il I Lotto, a seguito del distacco di alcuni frammenti di pietra dal paramento murario sul lato via Rocchi, hanno interessato l’area della controfacciata, l’intradosso dell’arco ed i piedritti. Dopo un’attenta e circostanziata campagna di rilievo grafico e fotografico sono stati eseguiti alcuni prelievi per l’esame del travertino e del tipo di incrostazioni finalizzate alla definizione delle metodologie di intervento, ben coscienti che il tutto sarebbe stato propedeutico e significativo anche per i successivi lavori di restauro, che avranno sicuramente un maggior impatto visivo e mediatico ma minori problemi di scelte progettuali, già testate, in gran parte, con questo primo stralcio. Per primo si è proceduto con trattamento biocida e quindi sono stati fatte circa 20 prove di pulitura, sia chimica sia fisica, esaminando quindi il 90% dei problemi che si potranno presentare nel prosieguo del lavoro di pulitura e restauro conservativo. Come da prassi e basandosi sulle notevoli esperienze degli addetti ai lavori, sia della Soprintendenza che esterni, il primo passo è stato quello di un consolidamento generalizzato delle superfici onde evitare che qualsiasi tentativo, più o meno sperimentale, di pulitura potesse causare la caduta e quindi la perdita anche del più piccolo frammento. Tra i vari tentativi di pulitura fisica vogliamo segnalare anche quello fatto con noccioli di frutta essiccata e triturata finissimamente, granulato vegetale; ma il risultato migliore lo si è ottenuto con un lavaggio a bassa pressione controllata con acqua calda e modeste integrazioni, nelle zone con particellato più adeso, con idrosabbiatura con sistema a vortice rotativo elicoidale (jos), utilizzando del finissimo granulato neutro di carbonato di calcio (il costituente del travertino): tutto ciò per la parte del sottarco, mentre per il prospetto su via Rocchi ci si è basati fondamentalmente con pulizie localizzate e notevoli interventi di micro stuccature con malte specifiche, studiate caso per caso, sia per granulometria che per cromatismo; in effetti questa porzione di facciata è quella che presentava la più grande quantità di crinature, fessurazioni ed esfoliazioni: il tutto ha permesso, oltre che una finalmente corretta e reale visione del manufatto, anche la messa in luce di notevoli tracce “nere”, non dovute a carenza di pulizia ma ad evidenti resti di bruciatura dovuti ad un violentissimo calore, causato da un incendio, come attestato anche dall’esame di alcuni campioni. Le tracce di fuoco sono presenti sia sulla controfacciata che nel sottarco e sui piedritti. Nella controfacciata rimane solo parte della facciavista, caduta per il fuoco e l’azione degli agenti atmosferici. L’incendio più famoso ricordato dalle fonti è quello del 40 a.C., e si riferisce al bellum perusinum del 41-40 a.C. che vede opposto Lucio Antonio, fratello di Marcantonio, ospitato da Perugia, e Ottaviano, il futuro imperatore Augusto. I lavori di restauro hanno permesso inoltre di verificare le opere di consolidamento statico effettuate dall’ing. Mastrodicasa nel 1968, mediante iniezioni di cemento, stuccature delle commettiture con malte cementizie e inserimenti di vari tipi di cunei. La superficie libera dalle incrostazioni ha mostrato la tessitura muraria formata da una bella opera muraria. Inoltre la pulitura ha consentito anche l’individuazione e la verifica dei segni di cava, lettere etrusche, scolpiti sui blocchi di travertino. Tali segni erano messi in cava per la consegna del materiale. Sono localizzati nelle prime tre file in basso dei piedritti, nella fondazione dell’arco e sono rappresentati dai segni a croce e sigma, spesso segnati vicini nello stesso blocco. I lavori sono iniziati fine marzo 2012 e sono stati completati nell’ottobre (fig.2). L'importanza del cantiere è data primariamente dal lavoro di consolidamento della cortina muraria, in secondo luogo per i risultati e i nuovi dati che ha fornito per lo studio del monumento ed infine per essere stato il cantiere pilota propedeutico al progetto definitivo per il restauro della facciata ornamentale del II lotto, finanziato da un privato. Infatti sono state sperimentate e provate tutte le varie tecniche, esaminate le problematiche, ed i risultati hanno agevolato il progetto esecutivo del secondo lotto. Il risultato dei lavori è stato presentato il 16 Novembre 2012 presso l’Università per Stranieri di Perugia.
Storia e descrizione del monumento (ripresa)
L'Arco Etrusco, o arco di Augusto, noto anche come porta di via Vecchia, porta Settentrionale, porta Pulchra, porta Tezia, Arco Trionfale, etc. è ubicato in piazza Fortebraccio già Grimana, affiancato dallo splendido palazzo Gallenga Stuart che ospita l'Università per Stranieri. Tra le sei porte cittadine, è l'unica a non aver subito forti modifiche, se non per la costruzione, nel torrione di sinistra, di una graziosa loggia rinascimentale, collegata al palazzo Rossetti, oggi sede della Soprintendenza per i Beni A.P. dell'Umbria e della fontana in basso aggiunta nel 1621 su impegno del conte Girolamo Tezi. La sua imponenza lo ha fatto ammirare nei secoli; indicato come porta "Pulchra" in un documento del 1306, secondo una definizione usata già nel VII secolo (fig.1).
L'Arco Etrusco o Arco di Augusto è una delle porte principali che si aprono nella cinta muraria etrusca della città che costituisce il monumento più imponente e prestigioso, ancora superstite della Perugia antica. Rivolto verso settentrione, in direzione di Gubbio, è formato da due torri di forma trapezoidale, rastremate superiormente e da una facciata ornamentale con uscita ad arco, impostato obliquamente rispetto alle mura. La tecnica muraria è l’opera quadrata, costruita con blocchi di travertino squadrati, disposti in filari regolari. Viene datato al III sec.a.C. La porta ha una luce di m. 4,97, un'altezza di m.11 e profondità di m. 6,20. L'altezza massima di tutta la struttura raggiunge 19 metri. I due possenti torrioni presentano una lavorazione differenziata e travertino di diversa consistenza: l'arco è costruito con volta a tutto sesto ed è formato da una doppia armilla di stretti cunei accuratamente levigati e combacianti, delimitato da una cornice modanata a semplice cavetto liscio. Sulle due ghiere dell'arco è incisa l'iscrizione AUGUSTA PERUSIA(CIL XI 1929), aggiunta in età romana negli anni successivi al bellum perusinum, combattuto nel 41-40 a.C. tra Lucio Antonio e Ottaviano. Ai lati sono inseriti due blocchi ormai informi, in arenaria, resti di due teste, pertinenti a divinità protettrici della città, come documentato in altri luoghi, Volterra e Falerii, a Perugia stessa nella porta Marzia, e attestato in alcune urne etrusche.
Impatto della sponsorizzazione e finanziamento
1,1 milioni di euro il valore dell’iniziativa. All’azienda umbra i diritti di esclusiva per l’uso di immagini, logo, spazi e informazioni, relativi all’opera. Dopo Diego Della Valle e il Colosseo, Renzo Rosso e il ponte di Rialto, continua il trend degli imprenditori della moda che si ergono a mecenati dell’arte. Brunello Cucinelli finanzierà il restauro dell’Arco Etrusco di Perugia. È infatti quella della Brunello Cucinelli Spa l’unica offerta giunta al comune umbro relativa all’avviso pubblico per la ricerca di sponsor privati per il finanziamento dell’intervento. Un’offerta, che con il suo milione e 100mila euro, copre l’intero importo necessario all’esecuzione dell’opera.
«Un segnale positivo - ha commentato il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali - di come l’imprenditoria locale possa e debba partecipare attivamente alle vicende cittadine, ancor più in una fase estremamente difficile per i Comuni su cui ricadono le conseguenze, pesanti e negative, dei tagli ai trasferimenti agli enti locali». In cambio del finanziamento del restauro alla società Cucinelli “i diritti di esclusiva per l’uso di immagini, logo, spazi e informazioni, relativamente alla sola iniziativa di restauro”. (ASI) Perugia. Con tale iniziativa si intende illustrare i lavori, le varie fasi del progetto e del restauro. Saranno trattate anche le nuove scoperte e contributi alla conoscenza del monumento. Il progetto di restauro e valorizzazione dell'Arco Etrusco è stato elaborato dal Comune di Perugia, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria, dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e del Paesaggio dell'Umbria, con fondi di uno sponsor privato, Brunello Cucinelli, per un importo complessivo di € 1.300.000,00. L'intervento ha interessato la facciata della porta e i bastioni, per un totale di circa mq. 1400, esclusi il retro prospetto e il sottarco, già oggetto di un primo stralcio realizzato nel 2012 con fondi pubblici.

2016 FAMIGLIA PERUG.- CONFERENZA SU RESTAURO ARCO ETRUSCO
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