Una volta creato e pubblicato il tuo annuncio, devi verificarne il rendimento. Per iniziare, è buona norma monitorare le statistiche relative ai clic e alle impressioni. Se è la prima volta che monitori il rendimento, per iniziare fai clic su Campagne nel menu di navigazione dell'account Google Ads. Apri Asset o Parole chiave per la rete di ricerca nella sezione Segmenti di pubblico, parole chiave e contenuti per esaminare le tabelle delle statistiche, che offrono una visione completa e personalizzabile di tutti i dati. Le spiegazioni forniscono approfondimenti sul rendimento del tuo account con un solo clic. Per visualizzare le spiegazioni, passa il mouse sopra una delle metriche sottolineate e fai clic su Visualizza spiegazioni. La disponibilità della funzionalità può variare in base a diversi criteri, ad esempio il tipo di campagna o il tipo di strategia di offerta.
Funzionalità avanzate di filtro e ordinamento, che permettono di filtrare i dati in base a metriche segmentate (ad es. Per ricavare informazioni significative sugli annunci pubblicati sulla rete di ricerca, ti consigliamo di monitorare i clic e le impressioni degli annunci e delle parole chiave. Questi dati sono disponibili nelle colonne della tabella delle statistiche dell'account. Pertinenza annuncio: nella pagina Parole chiave per la rete di ricerca, aggiungi la colonna "Pertinenza annuncio". Viene visualizzato lo stato di una parola chiave che misura il livello di corrispondenza tra la tua parola chiave e i tuoi annunci. Per un buon rendimento generale degli annunci, non perdere troppo tempo ad analizzarli in modo dettagliato. Stato parola chiave: nella colonna "Stato" della tabella delle statistiche nella pagina Parole chiave per la rete di ricerca è indicato se ciascuna parola chiave è idonea per la pubblicazione dei tuoi annunci. Passa il mouse sopra lo stato di una parola chiave per visualizzare un riepilogo del suo stato. Punteggio di qualità: questa colonna consente di monitorare i punteggi di qualità delle parole chiave. Nelle tabelle delle statistiche dei nuovi account la colonna non è visibile per impostazione predefinita, ma puoi visualizzarla facendo clic su Parole chiave per la rete di ricerca nel menu Pagina a sinistra, facendo clic sull'icona Colonne e poi scegliendo Modifica colonne nel menu a discesa. Termini di ricerca: puoi esaminare i termini di ricerca effettivi che hanno indirizzato il traffico ai tuoi annunci nella pagina Termini di ricerca. Nella parte superiore della pagina, fai clic su Termini di ricerca e poi su Termini di ricerca nell'elenco a discesa visualizzato. Puoi utilizzare questi dati per identificare le parole chiave più efficaci e trovare nuove parole chiave da aggiungere all'account. Monitorare le statistiche sugli annunci mobile pubblicati sui dispositivi di fascia alta.
Fai clic sull'icona Segmenta e seleziona Dispositivo per esaminare i dati della campagna segmentati per dispositivo. In questo modo, potrai confrontare statistiche come clic, impressioni o conversioni per computer desktop e dispositivi mobili di fascia alta. Puoi scoprire di più sul rendimento delle pagine di destinazione per tutto l'account oppure per campagne e gruppi di annunci specifici. Questa pagina potrebbe includere contenuti tradotti usando la tecnologia AI. Le traduzioni con l'AI potrebbero contenere errori. È stato utile? Come possiamo migliorare l'articolo?
Metriche principali e KPI: quale indicatore guardare per il ROI?
A volte si pensa che il set up delle campagne su Google AdWords sia un processo one-shot, che si esaurisce nel momento stesso del suo completamento: creiamo l’architettura dell’account, definiamo campagne e gruppi, scriviamo annunci ed estensioni e il gioco è fatto. Una delle chiavi del successo delle proprie campagne PPC è considerare tutte le attività come parte di un processo in divenire: intenti di ricerca, competizione, domanda di mercato possono cambiare in modo repentino e per massimizzare la performance dell’account gli advertiser dovrebbero essere in grado di intercettare i cambiamenti e rispondervi tempestivamente confutando, validando o modificando le proprie strategie ed assunzioni. In quest’ottica, la scelta delle metriche può essere determinante per la massimizzazione della performance dell’account.
Se è vero che la scelta degli indicatori strategici di successo - o KPI, misure quantitative che determinano il grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati - è peculiare al business di riferimento, ci sono 10 KPI “condivisi” che, secondo un ordine gerarchico a 3 livelli, possono costituire buoni indicatori di prestazione delle campagne in Google AdWords, a prescindere dallo specifico settore di riferimento o dagli obiettivi strategici del business. Gli elementi alla base di queste metriche sono i clic e le impression che, di per sé, non dicono nulla rispetto alla capacità della campagna di generare profitto e ROI. Per questo motivo, se prese isolatamente, queste metriche possono essere fuorvianti: pensiamo ad esempio all’eccessiva attenzione di molti al quality score, o al conseguimento di un CTR superiore ad un certo livello.
Come migliorare il CTR? Attenzione! L’obiettivo di Google è quello di fornire all’utente delle risposte più coerenti possibili con le sue richieste: per far comprendere agli inserzionisti se e in che misura i loro annunci concorrono alla realizzazione di quest’obiettivo crea il Quality Score, una metrica che stima la “qualità” di un annuncio in relazione a una specifica parola chiave. Due variabili qualitative, la pertinenza dell’annuncio rispetto alla ricerca dell’utente - quanto è efficace il messaggio rispetto alla query che l’utente fa al motore di ricerca?
Perché è importante avere un punteggio di qualità alto? Anche se non dice nulla in termini di profittabilità della campagna, è un KPI utile perché, in base alle sue 3 componenti “ufficiali” (teniamo presente che la lista non è esaustiva: ci sono anche altri fattori che possono influenzarlo), ci offre una chiave di lettura chiara ed immediata sulla nostra capacità di rispondere, con annunci e landing page, ad un’esigenza specifica dell’utente. Ma non solo. Importante sì, prioritario no. Molti dedicano molto tempo ed energie a cercare tecniche per spingere quel numero in alto, distogliendo attenzioni dalle metriche che contano di più, quelle basate sul ROI e sulle conversioni. Abbiamo un punteggio di qualità basso? Non perdiamo tempo a cercare escamotage. Semplicemente facciamo quello che, a prescindere dal quality score, è utile per lo stato di salute dell’account: scriviamo annunci coinvolgenti, testiamo diversi ad copy, segmentiamo correttamente la nostra audience in modo da far aderire al massimo i nostri gruppi di annunci ai diversi intenti di ricerca.
Come leggere allora profittevolmente l’indicatore? Prima di tutto, non isolatamente ma in combinazione con una metrica basata sulle conversioni o sul ROI. In questo caso vediamo chiaramente che il tasso di conversione più favorevole sia in corrispondenza della posizione media 3, più bassa rispetto alla posizione media più alta e pari a 2. Queste metriche sono disponibili sia a livello di campagna che di gruppo di annunci e di parola chiave (e di gruppo di prodotti per Google Shopping).
Quota Impressioni Persa (Budget) Rete di Ricerca: rappresenta la quota di tempo nel quale gli annunci non sono stati mostrati a causa di un budget insufficiente. Aumentare allora il budget? Dipende. Quota Impressioni Persa (Ranking) Rete di Ricerca: rappresenta la quota di tempo nel quale gli annunci non sono stati mostrati a causa di un ranking insufficiente durante le aste. In questo caso, per migliorarla, occorre lavorare sulle due determinanti dell’Ad Rank, il CPC e il punteggio di qualità. Quota Impressioni per corrispondenza esatta nella Rete di Ricerca: indica la quota delle impressioni ricevute in percentuale sul totale delle impressioni per termini di ricerca identici o quasi identici alle nostre parole chiave (=corrispondenza esatta). Idealmente, l’indicatore dovrebbe essere prossimo al 100%? Ni. Questo perché ogni giorno si stima che la 15% delle ricerche su Google siano completamente nuove: viene da sé che non riusciremo mai a prevederle tutte. In questo caso, l’utilizzo di corrispondenze diverse dalla esatta può darci dei benefici in termini di scoperta, tramite l’analisi delle query che attivano i nostri annunci, di nuove parole chiave da poter inserire. Per questo motivo, un valore “sano” di quest’indicatore dovrebbe essere tra 70 e 80%. Se più alto, ci stiamo precludendo delle opportunità di espandere le nostre parole chiave e dobbiamo aggiungere più corrispondenze diverse da quella esatta.
Gerarchicamente al di sopra delle metriche basate sul traffico ci sono quelle basate sulle conversioni, che corrispondono ai nostri obiettivi di business. In quest’ottica, se da un lato è opportuno che ogni business identifichi e tracci correttamente le conversioni corrispondenti ai propri obiettivi (non è detto che siano solo lead o vendite online, per alcuni business le conversioni possono essere anche le chiamate telefoniche), dall’altro è opportuno che le conversioni siano correttamente misurate ed attribuite nel modo più corretto possibile ai diversi canali. Ma per avere un quadro più completo, più che fermarci all’obiettivo al vertice (la vendita, la chiamata telefonica, il lead) o “macro-conversione”, possiamo aggiungere tanti obiettivi quante sono le azioni che l’utente compie - “micro-conversioni” - e che possono convogliarlo al macro-obiettivo finale.
Il costo per conversione, relazionando la spesa totale in PPC e il numero di conversioni raggiunte permette di poter dire, a colpo d’occhio, quanto sta pagando il nostro business per ottenere una conversione. E’ un indicatore sì utile, ma parzialmente incompleto, sia perché si basa su un valore medio (anche qui è utile analizzarlo anche segmentandolo per micro-conversioni) sia perché non prende in considerazione i reali profitti associati alle vendite. Possiamo calcolarlo a livello di campagna, di gruppo di annunci o parola chiave. In corrispondenza di “totale parole chiave filtrate” vedremo il costo delle parole chiave che non hanno prodotto conversioni.
Esportare le query degli utenti negli ultimi 3 mesi e riorganizzarle in una tabella pivot raggruppando quelle che non hanno convertito. Quali intenti di ricerca esprimono? Sono coerenti con la pagina di destinazione? Sono coerenti con la nostra offerta commerciale? Al vertice gerarchico tra i KPI si collocano tutti quelli basati sulla redditività del capitale investito, il ROI, che valutano la performance delle attività di advertising in relazione alla profittabilità economica delle stesse. Mentre per il calcolo del ROI è necessario avere delle informazioni sulla struttura dei costi complessivi aziendali (il costo di produzione va incluso nel calcolo), poiché il ROAS considera solo i costi sostenuti per l’advertising, se si tratta di un eCommerce e abbiamo correttamente configurato il tracking delle transazioni, possiamo leggerlo direttamente sulla piattaforma AdWords. Il Life Time Value rappresenta una proiezione economica del valore totale di un cliente nel corso del tempo.
Analisi della concorrenza e strumenti per competitor research
Chi sono i tuoi competitor su Google Ads? Su che tipi di campagne e annunci stanno investendo? In questo articolo presenteremo alcuni tool da usare se: hai già un elenco di competitor del tuo business e vuoi capire se hanno campagne attive, oppure vuoi scoprire chi sta facendo campagne Google Ads nel tuo ambito. Vediamo insieme entrambi gli scenari.
1) Hai un elenco di competitor e vuoi capire se hanno campagne attive Hai già un elenco di competitor del tuo business? Ci sono diversi modi per scoprire se la concorrenza sta investendo in campagne pubblicitarie e addirittura “spiare” quali keyword e annunci stanno utilizzando. Centro per la Trasparenza Pubblicitaria di Google Introduto nel 2023, il Centro per la Trasparenza Pubblicitaria di Google è uno strumento gratuito che fornisce informazioni sugli annunci che vengono pubblicati dagli inserzionisti su Google Search, su YouTube e sulla rete Display di Google. Per cercare un competitor specifico, basta inserire nella barra di ricerca il suo nome o il dominio del suo sito web. Puoi anche rendere più precisa la ricerca: modificando l’intervallo di tempo di riferimento; cambiando il Paese di visualizzazione degli annunci; selezionando un formato di annuncio specifico.

Una volta avviata la ricerca, se il competitor ha campagne attive che rispettano i criteri indicati, Google restituirà le anteprime degli annunci pubblicati da questo inserzionista. Cliccando su un annuncio, sarà possibile visualizzare alcuni dettagli, come ad esempio la frequenza di visualizzazione. Si può accedere al Centro per la Trasparenza Pubblicitaria anche direttamente dalla Ricerca Google: in questo caso basta cliccare sui 3 puntini di fianco all’annuncio di nostro interesse e selezionare “Informazioni su questo inserzionista” > “Visualizza altri annunci pubblicati da questo inserzionista tramite Google”.
Altri tool per l’analisi dei competitor Google Ads Se, oltre alle anteprime degli annunci, vuoi ottenere anche altri dati, come ad esempio le keyword utilizzate o anche una stima di impression, click e spesa, dovrai ricorrere ad altri strumenti principalmente a pagamento, come Spyfu, Ahrefs, iSpionage o Semrush. Ad esempio, la suite Semrush, oltre ad una gamma di strumenti per la SEO, offre un’intera sezione “Pubblicità” con 3 tool molto utili: Analisi delle pubblicità, Ricerca PLA, Ad Clarity. Spyfu fornisce tool per Keyword overview e Advertiser history. Attenzione: la quantità di dati dipende dal piano attivato (free o a pagamento).
2) Vuoi scoprire chi sta facendo campagne Google Ads nel tuo ambito Se non stai cercando competitor specifici, ma vuoi scoprire chi sta investendo in campagne a pagamento nel tuo settore, puoi ottenere qualche informazione in più sulla concorrenza con i tool di seguito. Ricerca Google e strumento Anteprima e diagnosi annunci, Report Informazioni aste, Strumento pianificazione parole chiave, e altri tool come Spyfu, iSpionage o Semrush. Ricorda che tutti i dati su click, spesa e impression sono stime calcolate dai tool di analisi, non dati reali delle campagne della concorrenza.
Nel mondo del marketing digitale, il controllo accurato delle campagne pubblicitarie a pagamento riveste un ruolo cruciale per il successo delle aziende. Tuttavia, è fondamentale comprendere come valutare l’efficacia di tali campagne. Quali sono, dunque, le metriche e gli Indicatori Chiave di Prestazione (KPI) che è importante monitorare?
Strategia e budget: come impostare e misurare gli investimenti
Durante le vacanze natalizie abbiamo raccolto qualche spunto insieme a Linda Dario, la nostra Digital Advertiser, che ci illustrerà le principali metriche da considerare per interpretare in modo adeguato i dati raccolti dalla campagna e per ottimizzare ulteriormente la strategia pubblicitaria. Coinvolgimento e Copertura: i primi indicatori di successo, Costo per Acquisizione (CPA) e Ritorno sull’Investimento (ROI): misurare l’efficacia economica, Conversioni: il cuore pulsante delle Campagne Ads. Come misurare l’efficacia delle campagne Meta Ads e Google Ads? Ma quali sono le differenze tra le campagne Meta Ads e Google Ads?
Hai bisogno di un supporto per le tue Campagne Ads? Se l’impostazione e l’analisi dei dati di rendimento delle tue campagne Meta e Google Ads ti sembrano complicate, il nostro team è pronto ad assisterti passo passo per raggiungere i tuoi obiettivi. Offriamo servizi di analisi, gestione e consulenza Meta Ads e Google Ads per assistere il cliente sia nella fase di impostazione delle campagne che nella fase di monitoraggio dei dati, che abbiamo visto essere un punto fondamentale per la buona riuscita di una campagna di Paid Advertising. Con una gestione attenta e strategica, possiamo assicurare che ogni euro investito in pubblicità generi il massimo valore per la tua azienda! Compila il form qui sotto per saperne di più. Vuoi ricevere altri contenuti simili?

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Sai cos’è il punteggio di qualità e perché può cambiare le performance delle tue campagne Google Ads? Se utilizzi Google Ads per promuovere la tua attività, c’è un indicatore che può cambiare radicalmente le performance delle tue campagne: il punteggio di qualità. Vogliamo fornirti un percorso chiaro e pratico per comprendere a fondo il punteggio di qualità, sfruttarne il potenziale e migliorarlo in modo continuo. Perché essere visibili su Google non basta. Il punteggio di qualità è un indice da 1 a 10 assegnato da Google a ogni parola chiave nelle tue campagne Google Ads. In pratica, Google utilizza questo punteggio per capire se i tuoi annunci sono utili, pertinenti e coerenti con ciò che l’utente cerca. Il posizionamento degli annunci non dipende esclusivamente dall’importo offerto dagli inserzionisti, ma anche dal punteggio di qualità che Google assegna a ciascuna inserzione.
Non esiste una formula matematica pubblica o lineare, come la classica “CPC × Quality Score”, spesso utilizzata a fini didattici ma non più rappresentativa del reale funzionamento dell’Ad Rank. In ogni caso, il punteggio di qualità rappresenta un fattore chiave per la redditività delle campagne pubblicitarie. Un punteggio elevato consente di aumentare le probabilità di ridurre i costi per clic, di ottenere posizioni migliori negli annunci sponsorizzati e di incrementare la qualità complessiva del traffico generato. Per molte PMI e realtà B2B - come quelle con cui lavoriamo ogni giorno - questo si traduce in una maggiore efficienza operativa e in un ritorno sull’investimento più solido.
Per aumentare davvero il punteggio di qualità, c’è davvero bisogno di capire bene le regole del gioco. Google non valuta solo il tuo annuncio in sé, ma l’intera esperienza che offri all’utente, dalla ricerca alla pagina di destinazione. Il CTR atteso è, in parole semplici, la probabilità che un utente clicchi su un tuo annuncio. Google lo stima sulla base delle performance storiche e del comportamento simile di altri utenti. Per migliorarlo, impegnati a scrivere in modo chiaro e diretto. Inserisci le parole chiave nel titolo e fai promesse realistiche.
La pagina su cui arriva l’utente deve confermare le aspettative create dall’annuncio. In una strategia efficace, la landing non è solo un luogo di atterraggio, ma il punto in cui l’utente decide se fidarsi di te. Se l’utente atterra e si trova a proprio agio, sarà più facile che continui nel suo percorso. Ed è proprio questo che Google premia. Sapere cosa incide sul punteggio di qualità è solo il primo passo. Il divertimento inizia quando si passa all’azione, con interventi mirati e consapevoli. Ecco a te pertanto una raccolta di ottimizzazioni efficaci e sostenibili, da attuare sia internamente alla piattaforma che esternamente, per aumentare il punteggio nel tempo.
Per partire con il piede giusto su Google Ads, è fondamentale costruire campagne ben organizzate e coerenti, sia nel mondo Search che in quello Display. Nelle Campagne Search, precisione e pertinenza sono tutto: più sei focalizzatə, più è probabile che la tua campagna venga vista come rilevante e utile. Nelle Display, invece, il punteggio di qualità si costruisce sulla coerenza tra creatività, target e messaggio. Per entrambe le tipologie di campagna, è strategico segmentare correttamente il pubblico (per interessi, comportamenti e contesti) e lavorare con creatività dinamiche, copy sintetici e visual storytelling in linea con il brand. Un’esperienza utente ottimale non è un’opzione, ma una priorità. La landing non deve solo “ricevere” un clic. L’ottimizzazione della landing page è un passaggio sostanziale per accrescere il punteggio di qualità e aumentare le conversioni. Testi mirati, struttura ordinata, moduli semplici, CTA ben visibili e A/B test continui sono elementi fondamentali per eliminare attriti nel percorso dell’utente. Non dimenticare l’accessibilità: elementi come gli aria-label nei pulsanti e nei moduli aiutano le tecnologie assistive a interpretare meglio la pagina.
Migliorare il punteggio di qualità è un processo continuo, non un intervento una tantum. Il punteggio di qualità non è statico: si aggiorna con regolarità, sulla base delle performance più recenti. Malgrado ciò, non avviene in tempo reale. Serve tempo per vedere i risultati veri e propri dei miglioramenti fatti. I dati sono una bussola indispensabile per orientare ogni decisione strategica. Google Ads mette a disposizione colonne specifiche per monitorare il punteggio di qualità direttamente nella sezione dedicata alle keyword. Guardare accuratamente questi dati non ti aiuta solo a capire cosa non funziona, ma anche e soprattutto perché.
Arrivati fin qui, è chiaro che il punteggio di qualità non è solo una metrica da ottimizzare, ma un indicatore prezioso di quanto valore stiamo davvero offrendo agli utenti. È un numero utile, ma da solo non basta. Lavorare sul punteggio di qualità non significa “barare al sistema”, ma adattarsi alle sue regole per ottenere il massimo. È così che ogni annuncio può trasformarsi in un vero investimento: non si tratta solo di generare clic, ma di costruire relazioni di fiducia attraverso messaggi rilevanti, esperienze coerenti e risultati misurabili.
Quanti soldi serve investire su Google Ads? Il primo è scegliere una cifra che “sembra ragionevole” (500€, 1.000€, 2.000€ al mese) senza alcun calcolo a supporto. Consiglio: a causa delle restrizioni sui cookie e della Consent Mode, considera che Google potrebbe non tracciare il 15-20% delle conversioni reali. Il calcolo corretto del budget parte dall’obiettivo di business (quante vendite o quanti lead voglio ottenere) e risale a ritroso attraverso il tasso di conversione del sito e il costo per clic medio del settore. Questa formula da sola non basta, ha bisogno di un passaggio intermedio che verifichi se il budget calcolato è sufficiente a comprare abbastanza clic nel mercato di riferimento. Se il CPA stimato supera il margine per ordine, il budget calcolato non è sostenibile e questo significa che o il tasso di conversione è troppo basso, o il CPC medio del settore è troppo alto per il ticket medio del prodotto.
Prima di investire il primo euro, è necessario stimare quanto costano i clic nel proprio settore. Il modo più preciso per stimare il CPC reale è usare il Keyword Planner di Google Ads, tool accessibile gratuitamente con un account Google Ads attivo. Il calcolo del budget per la lead generation B2B è più complesso perché il percorso dalla campagna alla revenue passa attraverso il ciclo di vendita, che può durare settimane o mesi. Una volta calcolato il budget totale, la distribuzione tra i diversi tipi di campagna è la seconda decisione più importante. Le strategie di offerta automatica di Google (Target ROAS, Target CPA, Massimizza conversioni) usano il machine learning per ottimizzare le offerte in tempo reale. La regola pratica di Google è che una campagna ha bisogno di almeno 30-50 conversioni al mese per uscire dalla fase di apprendimento e ottimizzare in modo affidabile.
Un ecommerce di costumi da bagno ha picchi in primavera, un B2B di software gestionale ha più ricerche a settembre. Il budget Google Ads è il costo dei clic. Un ROAS di 4 su un prodotto con margine del 20% significa che stai perdendo denaro, perché il costo della merce più il costo advertising supera la revenue. Soprattutto con l’avvento di Performance Max e la perdita di dati dovuta alla privacy, guardare solo il ROAS della singola piattaforma può essere fuorviante. Non gestisci le campagne direttamente? Qual è il CPA effettivo delle ultime 4 settimane?
HT&T Consulting è Google Partner con esperienza su campagne ecommerce e B2B in Italia e in Europa. Non esiste un budget minimo assoluto, dipende dal settore, dal CPC medio e dagli obiettivi. Esempio: margine lordo 30% → ROAS minimo = 3,3×. Lo Smart Bidding ha bisogno di almeno 30-50 conversioni al mese per ottimizzare in modo affidabile. Dipende dalla causa. Se le campagne sono in fase di apprendimento, ridurre il budget rallenta ulteriormente l’ottimizzazione. Nei periodi di picco (es. Il costo di gestione varia in base al budget media gestito e alla complessità dell’account. Le strutture più comuni sono: fee fissa mensile (€500-2.000 a seconda della complessità solo per piccoli budget), percentuale sul budget media (7-20%), o formula mista.
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