Il Novecento, la campagna e la rivoluzione: una lettura multipla di Bertolucci

Questo articolo esplora come Bernardo Bertolucci abbia intrecciato politica, cinema e memoria familiare in Novecento, offrendo una lettura articolata della dialettica tra padroni e contadini, tra uomo e donna, tra arte e ideologia. Attraverso interviste, osservazioni sull’opera e riflessioni sul contesto storico, si mette in luce come il film diventi un prisma per comprendere la trasformazione sociale italiana e le tensioni del Novecento.

Dialettica di classe e figure femminili: il fulcro umano del film

All’inizio del film siamo appena entrati nel Novecento e si stanno facendo i funerali del secolo precedente. Insieme con il nuovo secolo, nascono anche i due protagonisti del film, che sono uomini. Non sono io a essere fallocratico, lo è il momento storico. Ho capito, però pure in quegli anni ci sono state donne che hanno lavorato, sono state socialiste, hanno partecipato ai primi scioperi. Tu invece con il film hai scelto di seguire lo sviluppo del paese attraverso la storia di due uomini.

All’inizio c’è un personaggio femminile, Anita, interpretato dalla Sandrelli, che è una figura molto edificante, una rivoluzionaria degli anni Venti, un po’ anarchica e libertaria, l’unica in quell’autunno del 1922, quando vede i funerali delle vittime della Casa del popolo, ad avere la percezione precisa che la libertà è finita e che ci saranno vent’anni di fascismo, mentre il suo compagno, Olmo, più trionfalista e ingenuo, non lo capisce. Anita e Ada sono un po’ lo stesso personaggio, e per interpretarle ho scelto le attrici di un altro film, Il conformista.

Allora non destarono assolutamente nessun problema. Ma negli ultimi decenni la pedofilia è cambiata, è diventata tremendamente aggressiva. Io ricordo che le mie prime lezioni di sesso sono state fatte da un campanaro che mi faceva sedere sulle sue ginocchia. Era un dolcissimo pedofilo che mi raccontava come una favola il sesso, l’amore e la creazione. È vero. Anche perché la bambina non è offesa o spaventata. I bambini e le bambine di campagna hanno un’educazione sessuale molto precoce che inizia quando vedono un contadino camminare da lontano trascinandosi dietro un toro, il toro speciale portato per fecondare le mucche.

Il cinema come strumento di memoria: regia, montaggio e sceneggiatura

Kim Arcalli, che ha montato Ultimo tango e Novecento, e ha collaborato anche alla sceneggiatura. Un modo abbastanza originale di essere all’inizio di un film e alla fine. All’inizio Kim mi è stato imposto per Il conformista dal produttore del film, che era Giovanni Bertolucci, mio cugino; io a quel tempo avevo il mio montatore, Roberto Perpignani, con cui avevo fatto Prima della rivoluzione, Partner, l’episodio di Amore e rabbia con il Living Theatre Agonia, e Strategia del ragno. Quindi Kim non è stata una mia scelta ma un’imposizione, che alla fine si è rivelata giusta, perché quel cambio ha coinciso per me con il passaggio a un modello di cinema diverso. Fino ad allora vivevo il montaggio come un momento odiato e negativo della lavorazione del film; con Kim ho cominciato ad accettarlo e poi addirittura ad amarlo.

L’altra novità in Novecento è proprio l’entrata in scena di Giuseppe, che io considero la mia anima politica. Non conosco i sensi di inferiorità che lui ha nei miei confronti, forse saranno tanti, ma conosco bene quello che ho io nei suoi riguardi, ed è che politicamente Giuseppe è sempre stato assai più corretto, più giusto, più rigoroso di me. Ha investito nella politica una serie di esigenze molto profonde, che io ho invece investito in altre cose. Kim viene da una famiglia proletaria molto composita, metà veneziana e metà modenese, con una lunga permanenza a Roma. Una famiglia storicamente comunista, fino dagli anni Trenta a casa sua si stampava l’Unità clandestina.

La nascita, la morte e la cornice storica: quattro stagioni raccontate in musica

Questo è un film basato sull’idea della dialettica. L’inizio è melodrammatico, nello stesso giorno dell’anno Millenovecento a pochi metri di distanza nascono due bambini, il figlio del contadino e il figlio del padrone. Proprio come nei romanzi ottocenteschi. A partire da lì hai lo sfruttato e lo sfruttatore, c’è la contraddizione, quindi la dialettica. Del resto è un film pieno di bandiere rosse fatto con soldi hollywoodiani.

Novecento è un affresco dell’Italia contadina della prima metà del ventesimo secolo raccontato attraverso le vicende di due giovani, uno figlio dei padroni e l’altro dei contadini: Robert De Niro e Gérard Depardieu. Sterlino e altri nomi si intrecciano con la realtà del set, con le tensioni tra produzione e artisticità, tra politica e cinema. Il film si presenta come un poema epico che tenta di conciliare la memoria del passato con le aspirazioni future della nazione.

Immagini e influenze: dall’emigrazione alla memoria del territorio

La campagna emiliana diventa macrocosmo poetico: “Novecento è il luogo dove i due fratelli tornano per fare i conti con l’infanzia.” Il microcosmo della Bassa padana diventa epico e universale come l’America dei western. Il paesaggio è descritto come una scena senza cornici, dove la memoria familiare si mescola all’elaborazione politica e sociale.

grafico cronologico dei protagonisti nel Novecento

Conclusioni e prospettive contemporanee

La scena del 25 aprile diventa simbolo di trascendimento: non una mera ricostruzione storica, ma una riflessione su ciò che sarebbe potuto accadere, su una possibile sintesi tra ideologia e realtà sociale. Bertolucci vede il cinema come un presente costantemente in diretta, capace di trasformare la memoria in materia narrativa viva e continua. La figura di Bertolucci resta un punto di riferimento per chi guarda al cinema come strumento di comprensione critica del Novecento e del secolo attuale.

Cinema: addio Bertolucci, l'ultimo maestro del '900 - La vita in diretta 26/11/2018

tags: #il #socialismo #e #come #la #campagna