Guida approfondita all’ottimizzazione SEO delle immagini e dei contenuti multimediali

Ultimamente mi trovo spesso a inviare questa guida per la SEO delle immagini di un sito web a clienti e collaboratori: ottimizzare immagini per la SEO è una delle attività spesso sottovalutate ma che può veramente fare la differenza. Le immagini ottimizzate a livello SEO possono creare molta rilevanza, portare significato e completare i tipi di media richiesti dalla query. Per fare tutto questo però, Google deve essere in grado di capirle, e vanno dunque ottimizzate. Farlo è relativamente semplice una volta capiti i limiti di Google e come aggirarli, ma non è facile spiegarlo a chi non è molto ferrato sul mondo del web e dell’informatica, così come lo sono alcuni miei clienti che mi chiedono aiuto in qualità di consulente SEO ( che hanno altro a cui pensare! ).

Per questo ho creato questa guida all’ottimizzazione SEO delle immagini per la nonna, perchè sono sicuro che se a mia nonna venisse in mente di fare un bel sito web su come fare i suoi squisiti tortellini e dovesse ottimizzare delle immagini, sarebbe in grado di farcela con questa guida in mano! La guida contiene passaggi specifici per l’ottimizzazione SEO di immagini su WordPress. Prima di partire: questa guida di fatto è un estratto adattato al blog di un manuale SEO che sto scrivendo, Manuale eterno della SEO sostenibile, ma questa è un’altra storia… per saperne di più iscrivetevi alla newsletter SEO! In aggiunta, sul fondo dell’articolo, troverete una comoda versione stampabile della guida: l’unica cosa che chiedo in cambio è una condivisione ai vostri amici sui social. Buona lettura!

Una delle mie beta tester ( non è vero ). Perchè è importante ottimizzare lato SEO le immagini

Per curare al meglio il posizionamento del sito è necessario preparare e ottimizzare scrupolosamente le immagini per diversi motivi: Non sono immediatamente comprensibili a Google. L’algoritmo che le analizza non è ancora in grado di capire esattamente di cosa tratti un’immagine solo “osservandola” ( anche se esistono tecnologie incredibili a riguardo ): per questo dobbiamo utilizzare gli strumenti che ci vengono messi a disposizione per dargli delle indicazioni specifiche sul contenuto dell’immagine. Se Google non le capisce, non sono utili a livello SEO. Le immagini ottimizzate SEO possono iniettare significato, e quindi rendere più rilevante per una specifica query ( ricerca utente ) la vostra pagina web. Quelle incomprensibili per Google rendono solo più bassa la qualità del sito ( ed il suo posizionamento ).

Immagini pesanti possono rallentare il sito e quindi far scappare gli utenti. Le immagini vanno sempre adeguatamente ridimensionate e compresse per occupare il minor spazio possibile sul server e al momento di essere servite ai vostri utenti. Un sito pesante in quanto non ottimizzato è un sito poco fruibile, e quindi un sito che non piacerà a Google.

Cosa ottimizzare per rendere un’immagine SEO friendly

Tecnicamente bisogna curare 5 caratteristiche fondamentali delle immagini: nome del file; il testo alternativo ( alt text ); il titolo dell’immagine ( title ); dimensioni in pixel; dimensione in termini di spazio su disco utilizzato. Ogni componente è cruciale per far capire a Google e ad un certo tipo di utenza di cosa tratta l’immagine, e per fornire un’esperienza utente positiva. Le immagini sono una componente molto importante del web moderno, e come tali vanno opportunamente ottimizzate lato SEO.

Nome del file

Il nome del file immagine deve descriverla al meglio, in modo preciso e conciso. Il classico esempio in negativo che si fa sono i nomi che le fotocamere digitali danno ai file immagine, spesso sigle progressive che servono a capire in che sequenza sono state scattate le foto ma non le descrivono. La keyword “annoiato” l’ho infilata perchè attinente e interessante, sono sicuro che si posizionerebbe subito per la long tail! La foto d’esempio con nome immagine ottimizzato SEO che vedete qua sopra viene descritta dal nome file “maine-coon-black-tortie-annoiato.jpg” e non di certo da “DSC_2330.jpg”.

Un nome di file immagine ottimale deve descrivere l’immagine in modo sensato e realistico: niente foto di palloni blu con il nome del file “quadrati-rossi.jpg” perchè vogliamo posizionare la pagina per “quadrati rossi” e pensiamo di farlo forzando attraverso il nome del file immagine. Se vi succede questo, il problema in questo caso è che avete selezionato delle immagini poco attinenti e rilevanti, e non il contrario! Naturalmente, come succede in questa guida, se l’immagine rappresenta uno specifico oggetto di conoscenza astratto il suo nome può ( e deve ) rappresentarlo. Le foto di questa guida infatti si chiamano “ottimizzare-immagini-seo-guida-esempio-[numero]” perchè, effettivamente, sono esempi!

Quello da non fare è riempire forzatamente di parole chiave il nome del file, ovvero sovraottimizzare (la cosiddetta overoptimization), veramente una pessima idea: è una pratica penalizzata da Google attraverso algoritmi che regolano lo spam, come il famigerato Penguin ( che di fatto non è una penalità ma un algoritmo penalizzante, per essere precisi ).

In conclusione, la domanda giusta da farsi è “se chiudo gli occhi e mi viene descritta l’immagine attraverso il suo nome, posso capire cosa rappresenta?” Le parole chiave contenute nel nome del file devono descrivere l’immagine in modo sensato per quello che contengono o per l’oggetto di conoscenza che rappresentano, punto.

NOTA: In WordPress, così come in tanti altri CMS, il nome del file non è modificabile una volta fatto l’upload del file stesso! Ora però è apparsa l’opzione “sostituire”, con la quale si può sostituire il file, io ho sempre usato il plugin “Enable Media Replace“, anche se bisogna fare attenzione a questi plugin che martellano la tabella del DB, una sorpresina può sempre stare dietro l’angolo e trovarsi col database corrotto non è divertentissimo.

Come scrivere correttamente il nome del file ottimizzato SEO

Si utilizzano solo le parole chiave (niente articoli, preposizioni o punteggiatura, le famigerate stopwords), preferibilmente separate dal simbolo “-” ( il “meno” ,non l’underscore “_” ). NOTA: se avete 10mila immagini ottimizzate con l’underscore, non fa nulla non correggetele, se invece iniziate ora utilizzate il simbolo del “meno” come da convenzione. Le parole chiave più importanti e caratterizzanti, che descrivono l’immagine e che vorreste avessero maggiore peso per Google vanno inserite più “a sinistra”, ovvero più verso l’inizio del nome del file, per il principio di prominenza. Cercate sempre di descrivere già dal nome l’immagine, utilizzando anche particolari ( come la key “annoiato” nell’esempio che ho fatto nel passaggio precedente).

Se più di un’immagine ha lo stesso nome e lo stesso soggetto, utilizzate proprio i particolari per differenziare il nome del file. Inoltre, come per le parole nel testo, avere immagini che toccano più aspetti della query aumenta la rilevanza del documento. Non date quindi lo stesso nome file alle immagini e non siate troppo generici: perdete una buona occasione per creare rilevanza.

Solitamente come prima immagine di un articolo si cerca qualcosa che possa avere verosimilmente il nome dell’articolo stesso, in modo da rafforzare la rilevanza per quella query principale.

Come ultima nota tecnica vi consiglio vivamente di evitare caratteri speciali nel nome del file: lettere accentate o altri simboli grafici, come quelli matematici o di valute, vengono solitamente “tradotti” in entity codes dentro l’html ma possono mettere in difficoltà browser e server per motivi tecnici con i quali non ti annoierò. In buona sostanza evita simboli e lettere accentate nei nomi dei file immagine andando a inserire semplicemente le lettere “normali” corrispondenti.

Testo Alternativo o alt text

Il “Testo Alternativo” ( o testo alt / alt text / alt tag / tag alt ) è tecnicamente la stringa di testo che viene visualizzata quando non è possibile per il browser stampare a schermo l’immagine, per esempio perché si sta utilizzando un browser text only o un browser per persone non vedenti, che di norma “leggono” le pagine web e utilizzano il tag alt per leggere le immagini all’utente affetto da disabilità. Il testo alternativo è l’elemento più importante di tutti insieme al nome del file : dal tag alt Google estrapola le parole chiave che descrivono l’immagine e per le quali si andrà a posizionare. E’ facilmente inseribile in ogni CMS moderno: WordPress, Joomla, Drupal e Magento hanno tutti campi facilmente modificabili. Teniamo sempre a mente che suo scopo è fornire informazioni sull’immagine in modo “alternativo” a quello puramente visivo: per questo dovrà contenere una descrizione attinente alla realtà dell’immagine. Non bisogna ottimizzare un’immagine contente un gatto con “allevamento di gatti” perchè si mira a questa parola chiave: si tratta di fatto di una pratica di spam. Insieme al nome file, ottimizzare il tag alt per la SEO è il miglior metodo per creare rilevanza nel documento rispetto alla query principale attraverso una immagine, andando a completare semanticamente il significato della pagina.

Su WordPress si può modificare il testo alternativo sia durante l’inserimento dell’immagine sia dopo l’upload in qualsiasi momento.

Come inserire un alt tag su WordPress

Ci sono due modi per inserire il testo alternativo su WordPress: tramite la sezione Media o direttamente nell’editor del post, in ambedue i casi sia all’atto dell’inserimento dell’immagine o tramite modifica a posteriori. All’atto dell’inserimento di un’immagine, sia tramite la sezione media che tramite l’editor degli articoli/pagine troverete questa finestra con il campo “testo alternativo”: Nel caso la modifica avvenga dopo l’upload dell’immagine potrete cambiare il testo alternativo semplicemente cliccando sull’immagine, selezionando poi la matita di “modifica” e andando quindi a compilare il campo “testo alternativo” ottimizzandolo come descritto in questa guida. Attenzione: modificare il testo alternativo nel post farà si che esso venga cambiato nella libreria media e viceversa!

Titolo dell’immagine o tag title

Il titolo dell’immagine ( o image title ) è invece un campo che serve ad espandere il significato dell’immagine nel browser utente. Viene infatti visualizzato quando ci si ferma con il puntatore del mouse sull’immagine stessa, generando il cosiddetto tooltip. Come vedete, il tooltip può dare più significato all’immagine, che Google lo consideri e in che maniera mi interessa il giusto: io lo ottimizzo comunque pensando all’utente. Come buona norma l’image title deve essere comunque conciso e rilevante, ma può ( e secondo me deve ) contenere informazioni aggiuntive o di natura differente rispetto a quelle riportate dal nome del file e dal testo alternativo. Cosa inserire come titolo dell’immagine.

Mi piace considerare il tag title come il momento di “testo commerciale” dell’articolo, dove semplicemente rendere ancora più efficace e accattivante l’immagine. Alcuni colleghi dicono che incida direttamente sul posizionamento, altri dicono “assolutamente no!” , io dico che non ho mai avuto problemi di posizionamento utilizzandolo come descritto in questa guida. Lascio a voi decidere! Il mio consiglio rimane di mantenere una certa rilevanza, anche “laterale” se volete, con l’immagine e il documento nella quale è inserita. Su WordPress si può modificare il title sia durante l’inserimento dell’immagine sia dopo l’upload in qualsiasi momento.

Dimensioni in Pixel

Anche se i moderni browser e i moderni CMS tendono a ridimensionare in output schermo le immagini in base alla risoluzione del nostro schermo, dal browser viene caricata comunque la versione presente sul server. Se parliamo di un blog visualizzato su desktop, in linea di massima, un’immagine non dovrebbe essere più larga di 800px e non più alta di 400px ( stime fatte in base alla grandezza media del content dei temi premium di WordPress, intorno ai 960px ). Generalmente un’immagine ottimizzata non deve essere più grande del contenitore del sito, non ha alcun senso ( o per meglio dire, lo ha in particolari casi dove plugin necessitano di immagini più grandi ad esempio per funzioni di zoom via Javascript )! Cerchiamo quindi di ottimizzare le dimensioni in pixel delle immagini pensando, ad esempio, a quale tipo di traffico riceviamo maggiormente ( desktop o mobile ), quali sono i tipi di schermo più utilizzati per navigare il nostro sito e quale tipologia di immagine starà meglio sul nostro sito, decidendo una dimensione e rispettandola quando la carichiamo sul server.

NOTA: Sono conscio che esistono metodi per servire immagini scalate e responsive ( come srcset che WordPress mi pare usare in automatico ora ), ma è un concetto troppo avanzato per la povera nonna non credete?

Come ridimensionare facilmente un’immagine

Se lavorate in ambiente Windows ( come dice il saggio “Nonne e Linux, ci diventi cretinux” ) per ridimensionare un’immagine è sufficiente utilizzare Paint! Paint, amico delle nonne che ottimizzano immagini. Una volta entrati nel programma ed avere aperto il file immagine da ridimensionare, alto a sinistra troverete questi strumenti, molto semplici e intuitivi, in grado di selezionare parte di un immagine, tagliarla (crop) e ridimensionarla (resize). Nonna approved. Se la nonna usa Linux o MacOS, scaricatele qualcosa di simile! Su WordPress è possibile decidere le dimensioni dell’immagine da inserire che non verrà scalata dal file originale: verrà generata una thumbnail con le dimensioni selezionate dell’immagine.

Spazio occupato su disco

E’ importantissimo, sopratutto ora dove il traffico mobile è al centro dell’attenzione di Google, far si che il tempo di caricamento di una pagina web sia il minore possibile . Generalmente una adeguata compressione delle immagini gioca un ruolo chiave: immagini più leggere contribuiscono a velocizzare la pagina e a migliorare i tempi di caricamento, riducendo l’impatto sul tempo di caricamento totale e sull’esperienza utente.

Immagini e didascalie

La pagina contiene ulteriori elementi multimediali che possono influire sulla SEO. Le didascalie dei video sono importanti per diversi motivi fondamentali, ma molti creatori spesso si chiedono: Le didascalie aiutano la SEO? La risposta è sì, ma c'è una fregatura che sfugge a molti. Non preoccupatevi più che l'intelligenza artificiale rilevi i vostri messaggi. Il 5% delle persone in tutto il mondo ha a che fare con un certo livello di perdita dell'udito. Potrebbero trovarsi in un ufficio silenzioso, in un autobus rumoroso o a letto accanto a qualcuno che sta già dormendo.

Immagini ottimizzate per SEO con alt text chiaro

Tipo di didascalia

Cosa fa

Ideale per...

Didascalie chiuse (CC)

Può essere attivato/disattivato. I motori di ricerca possono leggerli YouTube e contenuti SEO-pesanti.

Didascalie aperte

Bruciati nel video. Per un motore di ricerca, questo formato non funziona. I motori di ricerca preferiscono i paragrafi completi. Hanno bisogno di frasi scorrevoli e collegate per comprendere correttamente il contesto e l'approfondimento dell'argomento. Le didascalie catturano tutto, comprese le esitazioni e le ripetizioni. Dal punto di vista SEO, questo indebolisce la chiarezza. I motori di ricerca preferiscono testi puliti e modificati. Le didascalie sono testo semplice. Un blog ben scritto segnala chiaramente l'importanza utilizzando la gerarchia. Sì.

Tutorial - Google Search Console: Pagine Video e problemi di indicizzazione come risolverli e perché

Google oggi utilizza modelli di visione artificiale capaci di analizzare il contenuto visivo delle immagini in modo autonomo.

In questa pagina che peraltro è raggiungibile cliccando sull’immagine puoi inserire tutti i parametri SEO (tag alt, titolo e didascalia). Senza i tag H1, H2 e H3, Google vede la vostra trascrizione come un file “piatto”. Ma nel 2026 sono diventati un vero e proprio problema.

Le didascalie dei video sono importanti per diversi motivi fondamentali, ma molti creatori spesso si chiedono: Le didascalie aiutano la SEO? La risposta è sì, ma c'è una fregatura che sfugge a molti. Non preoccupatevi più che l'intelligenza artificiale rilevi i vostri messaggi. Il 5% delle persone in tutto il mondo ha a che fare con un certo livello di perdita dell'udito.

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